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Viaggi esteri e Team

Salute, europei con parità di trattamento

10 ottobre 2014

Da soli o in famiglia, quando si organizza un viaggio all’estero bisogna pensare anche alla salute. Qualche incidente di percorso può sempre capitare e bisogna capire in anticipo come muoversi, quali sono i diritti del cittadino e i doveri delle strutture sanitarie. Mentre negli Stati Uniti e, più in generale, nei continenti diversi dal nostro è bene munirsi di una polizza sanitaria che punti a coprire il primo soccorso, il ricovero e, se necessario, il rientro in patria per le cure necessarie, in Europa il trattamento sanitario deve essere concesso in modo paritario ovunque ci si trovi, come se si fosse a tutti gli effetti un cittadino del paese ospitante. Ma per ottenere questa assistenza e le prestazioni dovute, bisogna ricordarsi di arrivare “preparati”, ovvero bisogna ricordare di richiedere (per chi non ne è in possesso) la Team (carta sanitaria europea) nel proprio paese di origine e ricordarsi di averla con sé nel proprio bagaglio.

Tessera sanitaria passpartout

Una caviglia slogata mentre facciamo sport, una forte indigestione o la classica puntura di vespa. Banali incidenti che potrebbero interrompere l’idillio di una meritata vacanza, in città, al mare o in montagna, ma comunque fuori dai confini italiani. La lingua straniera, la ricerca di una struttura ospedaliera e la comprensione dei diritti del paziente non devono essere l’ostacolo che si frappone tra il malato e la cura.

Chi vuole viaggiare sicuro nell’Unione europea deve però conoscere i propri diritti e le modalità per ricevere le cure più appropriate anche all’estero. La tessera sanitaria di assicurazione malattia, la cosiddetta Team è il passpartout che apre le porte degli ospedali stranieri trattandoci come se fossimo a casa.

Non accettare un “no” come risposta

Sono quasi 200 milioni gli europei già in possesso della Team, il vecchio codice fiscale integrato alla tessera sanitaria. Il tesserino, rilasciato gratuitamente, conferisce al titolare che si trovi all'estero il diritto a cure sanitarie alle stesse condizioni dei cittadini di quel paese.

Secondo i dati della Commissione europea, praticamente tutti gli italiani ne possiedono una (58,9 milioni, di cui 8,9 milioni emesse nell’anno 2013). Molto, ma molto meglio, della media europea, che copre poco più della metà della popolazione. Ultime in classifica Romania  (0,7%), Grecia  (1,2%) e Polonia  (4,3%).

Tuttavia, nonostante esista da anni, la Team non è ancora pienamente conosciuta né dai cittadini né dagli addetti ai lavori della sanità (infermieri, accettazione, medici). La stessa Commissione europea ha monitorato il fenomeno e ha rilevato casi di rifiuto di prestazioni invece dovute.

Gli ospedali che offrono servizi sanitari pubblici sono obbligati invece a riconoscerla: la si mostra, la struttura ne fa una copia e tutto fila liscio. Si paga il ticket previsto oppure sarà il paese ospitante a rivalersi poi sull’Italia.

È stata creata allora una app per smartphone in 25 lingue diverse per 32 paesi, i 28 dell’UE più Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera. La app ha l’obiettivo di allineare tutti i cittadini sulle virtù della Team. Chi la scarica otterrà informazioni sulla tessera, sui numeri di telefono di emergenza, sulle cure sanitarie coperte e i costi, sulle modalità di richiesta dei rimborsi e sulle persone da contattare in caso di smarrimento della tessera.

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Il profilo dell'autore

Silvio Nobili

Foggiano, laureato in Giurisprudenza alla Luiss Guido Carli di Roma, avvocato e giornalista, da anni si occupa di questioni legate alla concorrenza, alle Autorità indipendenti e alle novità di internet. Ha lavorato nella redazione di ItaliaOggi e Capital e collaborato con numerose testate tra cui Corriere della sera Magazine, Mf/MilanoFinanza, AffariItaliani.it, ClassCnbc tv, l'Agenzia di stampa Italpress.

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