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Il futuro dell'auto senza pilota dopo la morte di una donna

La tragedia ha sollevato dubbi che devono essere risolti

21 marzo 2018
Il futuro dell'auto senza pilota dopo la morte di una donna

Chi guiderà la nostra auto in futuro? Fino a pochi giorni fa tutti erano pronti a scommettere sulla guida autonoma: circuiti, microchip e reti in grado di sollevarci dall'incombenza della guida e garantirci più sicurezza. Ma qualcosa è cambiato. Il 17 marzo scorso, un’automobile a guida autonoma di Uber ha investito una donna a Tempe, in Arizona, Stati Uniti. La vittima, a causa delle ferite, è morta nelle ore successive in ospedale. L’incidente è avvenuto durante un test di un suv a guida autonoma della popolare app per prenotare passaggi in auto. La donna ha attraversato la strada nel momento in cui il veicolo sopraggiungeva ed è stata travolta. A bordo del veicolo c’era un conducente, come la legge impone, ma non ha fatto in tempo a intervenire.
A causa di questo incidente, Uber ha annunciato l’immediata sospensione dei test che coinvolgono i mezzi a guida autonoma. Sperimentazioni erano in corso anche a Pittsburgh, Toronto, San Francisco e Phoenix.
In questo caso si trattava di una sperimentazione di un'azienda quindi è ipotizzabile che legalmente ne sarà responsabile, ma cosa succederebbe se si trattasse di un veicolo privato? Se fosse la nostra auto a guida autonoma a investire un passante, ne saremmo responsabili? E l'assicurazione coprirebbe?
Lo scenario barocco che questa eventualità apre è di difficile soluzione visto che nessuno vorrebbe sentirsi responsabile di un computer che sta guidando la propria auto. In più in caso di incidente (anche senza feriti) salirebbe il premio della RC Auto. A questo punto molti storcerebbero il naso, perché pagare di più per un incidente di cui non si ha colpa, se non una specie di “responsabilità oggettiva” perché il mezzo è di proprietà? E allora ci si potrebbe rifare sulla casa automobilistica? O sulla compagnia produttrice del software che guida l'auto? Spesso infatti l'auto può essere di una qualsiasi marca delle più note, ma la compagnia che produce i software è un'altra. Insomma un bel rompicapo. Questo tipo di veicoli rappresenta una grande opportunità, basti pensare agli invalidi o agli anziani, al trasporto pubblico senza guidatore, alla diminuzione delle infrazioni dolose o degli incidenti per distrazione. Per proseguire la sperimentazione su questi veicoli tuttavia è necessario che anche la legislazione e la tutela assicurativa viaggi di pari passo per cercare di prevenire i problemi di attribuzione di responsabilità, per evitare che si cominci a trovare una soluzione quando il danno è ormai già fatto. Una prima vittima già c'è stata, speriamo resti un caso isolato.

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Il profilo dell'autore

Christian Toscano

Laureato in filosofia alla Statale di Milano e in Marketing all’Università Iulm, si occupa di economia, salute, risparmio. Giornalista con 10 anni di esperienza, ha lavorato a ClassTv e Class Cnbc come redattore e conduttore di programmi televisivi. Nel corso della sua carriera ha intervistato numerosi professionisti del settore assicurativo: dalle compagnie ai broker, dalle associazioni dei consumatori agli esperti del risparmio gestito. Appassionato di viaggi e sociologia, cerca di trascorrere all’estero almeno un mese all’anno.

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