Dazi sull'auto negli USA, a rischio l'economia europea

I dazi di Trump mettono a rischi l'Europa

11 June 2018
Dazi sull'auto negli USA, a rischio l'economia europea

Il futuro dell'economia globale si gioca sul mercato dell'auto. A mettere a rischio la ripresa a livello mondiale è il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il suo progetto, ormai decisamente concreto, di istituire i dazi commerciali per alcune categorie di merci che entrano negli Usa, in particolare sulle auto.

I dazi del 20-25% minacciati da Trump sulle auto porteranno con sé un conto finale di 45 miliardi di dollari l'anno in extra costi per i consumatori americani. Un conto di 45 miliardi di dollari, o 5.800 dollari in più, per ogni auto importata negli Stati Uniti da Europa, Corea, Cina e Giappone.

Va da sé che questo significherebbe una mazzata quasi fatale all'export delle auto Made in Ue, con un crollo dei ricavi. Il Vecchio continente, in proposito, ha nel settore automobilistico il cardine della sua economia: queste aziende danno lavoro a 12,6 milioni di persone, garantiscono oltre 410 miliardi di contributi fiscali e generano un surplus commerciale per circa 90 miliardi di euro. Il governatore della Bce, Mario Draghi, che rappresenta la massima autorità bancaria europea, è stato chiaro: “La storia insegna che le conseguenze del protezionismo non sono positive. Ed è innegabile che l’incertezza che circonda le prospettive di crescita è recentemente aumentata”.

Non è difficile immaginare che l'Europa risponderebbe con dei dazi in entrata sui prodotti americani per riequilibrare la bilancia. Un meccanismo che può portare a una vera e propria guerra commerciale di cui pagherebbero le conseguenze peggiori solo i consumatori.

Il settore automotive nei tempi della globalizzazione è diventato quello più interconnesso. I grandi gruppi si muovono tra Paesi, siti produttivi e fornitori disseminati nei cinque continenti per rispondere alla domanda globale di veicoli e fare economia di scala. Insomma il settore dell'auto è abituato alla globalizzazione e fa fatica a operare con i muri del protezionismo. Tanto – è qui si arriva al paradosso - che il primo esportatore di auto dagli Stati Uniti non è né Gm, né Ford, né tantomeno Tesla che ha numeri molto inferiori, ma il costruttore tedesco di auto premium Bmw, che ha un importante impianto produttivo in South Carolina, con il quale dà lavoro direttamente a 9mila americani, che salgono a 20-30mila con l'indotto.

Come sempre una politica miope e populista fa grandi proclami per attirare il consenso ma poi finisce per danneggiare le fasce più deboli.

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Il profilo dell'autore

Christian Toscano

Laureato in filosofia alla Statale di Milano e in Marketing all’Università Iulm, si occupa di economia, salute, risparmio. Giornalista con 10 anni di esperienza, ha lavorato a ClassTv e Class Cnbc come redattore e conduttore di programmi televisivi. Nel corso della sua carriera ha intervistato numerosi professionisti del settore assicurativo: dalle compagnie ai broker, dalle associazioni dei consumatori agli esperti del risparmio gestito. Appassionato di viaggi e sociologia, cerca di trascorrere all’estero almeno un mese all’anno.

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