Auto senza assicurazione: un problema che riguarda tutti
16 feb 2026 | 3 min di lettura | Pubblicato da Christian Toscano

Nel 2026 parlare di auto senza assicurazione dovrebbe sembrare anacronistico. Eppure non è così. Secondo le stime diffuse da ANIA, (le più recenti relative al 2024) circa 2,9 milioni di veicoli – pari al 6,1% del totale circolante – risultavano privi di copertura RC Auto. Un dato in crescita, con una concentrazione più marcata nel Sud Italia, dove la percentuale supera l’8%, rispetto a circa il 5% del Nord.
Non si tratta solo di una violazione amministrativa: è un fenomeno che incide sulla sicurezza collettiva e sull’equilibrio economico dell’intero sistema assicurativo. Perché chi circola senza polizza non mette a rischio soltanto sé stesso, ma tutti gli altri utenti della strada.
Cosa rischia chi guida senza assicurazione
La normativa italiana, in particolare l’articolo 193 del Codice della Strada, prevede sanzioni molto severe per chi circola senza RC Auto.
Le conseguenze possono essere pesanti:
- Multa da 866 a 3.464 euro;
- Sequestro immediato del veicolo, con spese di custodia a carico del proprietario;
- In caso di recidiva nel biennio, sospensione della patente e possibile confisca del mezzo;
- Obbligo di stipulare una nuova polizza (di almeno 6 mesi) per poter riottenere il veicolo.
È prevista una riduzione del 30% della sanzione se il pagamento avviene entro cinque giorni dall’accertamento, ma resta comunque un esborso significativo.
Dal 2023, inoltre, in recepimento della normativa europea, l’obbligo assicurativo non riguarda solo i veicoli che circolano su strada pubblica, ma anche quelli fermi in aree private. L’unica vera esenzione è per i mezzi formalmente radiati o destinati alla rottamazione.
E in caso di incidente? Il conducente non assicurato deve risarcire integralmente i danni causati, anche per importi molto elevati, che possono compromettere per anni la sua situazione economica.
Nel 2026 è ancora accettabile?
Qui però il tema diventa più ampio. Perché è legittimo chiedersi: com’è possibile che, con tutta la tecnologia a disposizione, il fenomeno sia addirittura in crescita?
Oggi abbiamo SPID, identità digitali, banche dati centralizzate, sistemi di lettura targhe, pagamenti elettronici immediati, telepass, autovelox. Eppure continuiamo a combattere l’evasione assicurativa con strumenti che, di fatto, appartengono a un’altra epoca.
Si è parlato più volte di utilizzare in modo sistematico le telecamere per incrociare le targhe con le banche dati assicurative. In teoria è fattibile. In pratica emergono ancora limiti tecnici, problemi di interoperabilità tra archivi, difficoltà nella comunicazione tra sistemi pubblici. Nel 2026 questo non dovrebbe più essere un ostacolo.
È un tema che dovrebbe indignare. Non perché si voglia colpire qualcuno, ma perché la mancanza di controlli efficaci alimenta un circolo vizioso. Se quasi 3 milioni di veicoli non pagano l’assicurazione, il peso economico ricade inevitabilmente su chi è in regola. Il costo dei sinistri causati da veicoli non assicurati viene infatti compensato dal sistema, con un impatto indiretto sui premi.
Non è un problema individuale. È un problema collettivo. Se tutti rispettassero l’obbligo assicurativo, il costo medio della RC Auto potrebbe essere più contenuto per tutti.
E forse è proprio da qui che bisogna ripartire: meno tolleranza verso l’irregolarità e più efficienza nei controlli. Perché in un Paese connesso e digitale, non possiamo più permetterci falle da secolo scorso.
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