Sempre più auto, sempre più rischio. Cosa ci dice l’Istat sul parco veicolare italiano
23 feb 2026 | 3 min di lettura | Pubblicato da Christian Toscano

L’Italia si conferma il Paese europeo con il più alto numero di auto in rapporto alla popolazione. Secondo gli ultimi dati diffusi dall’Istat, nel 2024 si contano 701 autovetture ogni 1.000 abitanti, contro una media UE di 578. Un primato che non è solo statistico: è un indicatore che racconta molto del nostro modello di mobilità e che ha implicazioni dirette anche sul mercato assicurativo.
Più veicoli significano più circolazione, più traffico, maggiore probabilità di sinistri e, quindi, un impatto potenziale sui premi RC Auto. Ma non è solo una questione di quantità: anche qualità, età e distribuzione geografica del parco veicolare incidono sugli equilibri del sistema.
Un Paese sempre più motorizzato (e con forti divari territoriali)
Il tasso di motorizzazione continua a crescere (+1% su base nazionale nel 2024), con incrementi particolarmente marcati nel Mezzogiorno. Nelle città del Sud e delle Isole si registrano i valori più elevati, mentre i grandi centri del Nord mostrano segnali di maggiore stabilità.
Alcuni dati sono particolarmente significativi:
- 651 auto ogni 1.000 abitanti nei comuni capoluogo;
- 612 nei capoluoghi metropolitani;
- punte oltre 800 auto ogni 1.000 abitanti in alcune città del Sud.
Parallelamente, la densità veicolare nelle aree urbane resta molto alta: nei comuni capoluogo si contano quasi 4.000 veicoli per km² di superficie urbanizzata, con picchi superiori a 7.500 in alcune grandi città.
Per il mondo assicurativo questi numeri non sono neutri. Maggiore densità significa maggiore probabilità di collisioni, anche lievi, e un impatto diretto sulla frequenza dei sinistri. E la frequenza dei sinistri è una delle variabili chiave nella determinazione dei premi.
Parco auto vecchio: un rischio sottovalutato
Un altro dato centrale riguarda l’età dei veicoli. Nel 2024 quasi due auto su tre nei comuni capoluogo hanno almeno 8 anni. A livello nazionale, la quota sale al 66,9%. Ancora più significativo è il confronto europeo: in Italia il 24,3% delle auto ha 20 anni o più, contro una media UE del 19,4%.
Un parco veicolare anziano comporta diversi effetti:
- standard di sicurezza inferiori rispetto ai modelli più recenti;
- maggiore probabilità di guasti meccanici;
- minori dotazioni di assistenza alla guida (ADAS).
Dal punto di vista assicurativo, questo può tradursi in una maggiore severità dei sinistri o in costi più elevati per le riparazioni. Inoltre, nelle aree economicamente più fragili – dove il ricambio del parco è più lento – si concentra una quota maggiore di veicoli obsoleti, con possibili riflessi anche sulle tariffe territoriali.
Transizione ecologica lenta, ma qualcosa si muove
Nel 2024 si registra un segnale interessante: per la prima volta si arresta la crescita dei veicoli a combustibili fossili. Restano ancora il 93,9% del totale, ma non aumentano rispetto all’anno precedente. Crescono invece le auto a basse emissioni, che arrivano al 19,7% nei comuni capoluogo.
L’incremento riguarda soprattutto:
- auto ibride (+31,2% in un anno);
- auto elettriche (+27,4%);
- più contenuta la crescita delle vetture bi-fluel.
Tuttavia, le elettriche rappresentano ancora meno dell’1% del totale nei capoluoghi. La transizione è avviata, ma lenta.
Per le assicurazioni questo significa affrontare una fase ibrida: da un lato veicoli molto tecnologici (che comportano costi di riparazione elevati), dall’altro un’ampia quota di auto datate. Una combinazione che rende complessa la gestione tecnica del rischio.
In definitiva, i numeri dell’Istat non raccontano solo quante auto circolano, ma descrivono un sistema di mobilità che incide direttamente su sicurezza, sostenibilità e costo delle polizze. Capire come evolve il parco veicolare significa capire anche dove potrà andare il mercato della RC Auto nei prossimi anni.
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