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Assicurazioni: parità tra sessi

Stop alle differenze tra sessi per RC Auto e Moto

14 marzo 2011
Assicurazioni: parità tra sessi

La parità tra i sessi adesso è completa. La comunicazione ufficiale arriva dalla Corte di giustizia dell'Ue che ha sancito come, da dicembre 2012, i premi e le prestazioni dovranno essere uguali tra gli uomini e le donne. Insomma, secondo la corte di giustizia europea, a partire dall'anno prossimo non esisteranno più differenze tra i sessi nel calcolo delle tariffe assicurative.

La decisione prende le mosse dalla direttiva europea che, nel 2004 ha vietato di prendere in considerazione il criterio del genere come metodo per il calcolo dei premi che siano stati definiti dopo il dicembre del 2007. Se da una parte la decisione fa finalmente piazza pulita dell'ultimo baluardo sessista ancora in vigore, dall'altro scatena la reazione dei diretti interessati, cioè degli assicuratori europei. Non a caso, visto che, secondo i dati Isvap, solo in Italia il 15% del totale dei premi riguardava prodotti che presentavano differenze basate sul sesso. E che in Italia questo è un mercato da 17,6 miliardi di euro totali. Il testo della corte di Giustizia europea ha previsto un'eccezione alla regola: gli Stati possono determinare deroghe se “i dati statistici che sono base per i calcoli delle polizze sono affidabili, aggiornati, a disposizione del pubblico”. Una deroga che comunque viene sottoposta a verifica nei cinque anni successivi al momento in cui viene stabilita. In sostanza, visto che le donne mediamente fanno meno incidenti degli uomini e vivono di più, gli Stati potrebbero consentire alle assicurazioni di modificare le loro tariffe in base al genere. Il fatto è che proprio questo è il principio che non ha convinto un'associazione di consumatori del Belgio oltreché a due cittadini (maschi) belgi. Tutte insieme le parti in causa si sono appellate alla Corte Costituzionale del Belgio che, a sua volta, ha richiesto l'intervento della Corte di giustizia europea.

La sentenza arrivata nei giorni scorsi parla chiaro: per evitare un buco legislativo, i giudici hanno deciso che l'eccezione sia consentita fino al dicembre del 2012. Da quel momento in poi saranno possibili soltanto premi e prestazioni unisex. La torta è di quelle ghiotte comunque. Nel 2009 i premi differenziati ammontavano a 17,6 miliardi (erano 18,3 miliardi nel 2008) e rappresentavano il 14,9% del totale del portafoglio diretto italiano Danni e Vita (nel 2008 erano il 19,9%). Considerando solo i rami interessati dalla deroga, il 16,3% dei premi contabilizzati  riguardava prodotti differenziati: le quote più rilevanti sono quelle dell'Rc auto (10%) e del ramo Vita (5,7%) mentre sono marginali (0,6%) i premi differenziati che vengono riferiti al resto del ramo danni (infortuni, corpi di veicoli terrestri, malattia, assistenza e perdite pecuniarie in genere).

Anche per ciò che concerne le assicurazioni che offrono dei prodotti differenziati, le percentuali nell'Rc auto sono elevate (l'84% delle assicurazioni offre questo tipo di tariffe) e nel ramo vita (82%). Rispetto all'anno ancora precedente, il 2008, l'Istituto di controllo sulle assicurazioni  registra l'incremento delle imprese che applicano tariffe differenziate nel ramo Danni e il decremento nel ramo Vita.

La Cea, la federazione che raggruppa gli assicuratori europei, avverte: “Alcune compagnie assicurative dovranno affrontare costi aggiuntivi rilevanti per rielaborare tutti i dati, per trasformare i premi, per cambiare i termini e le condizioni di alcuni prodotti”. Tutte cose che portano a ritenere plausibile un impatto negativo sui prezzi. Sempre secondo la Cea, quello che ci si può attendere “è l'aumento dei premi per le giovani donne che guidano”. L'Isvap, dal canto suo ha rilevato che “le donne appaiono più longeve rispetto agli uomini, sembrano più virtuose nella guida delle auto e sono meno colpite dagli infortuni per sinistri professionali o extraprofessionali”. Dal canto loro, sempre secondo l'Isvap, “gli uomini sono meno oggetto di ricoveri o di  interventi chirurgici”, elementi questi che possono contribuire a innalzare le tariffe.

di Franco Canevesio

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