Viaggi in solitaria: gli italiani sono campioni di libertà

Viaggiare in solitaria non vuol dire solo partire senza compagnia. Vuol dire affrontare il viaggio in modo diverso, più flessibile e autonomo. È una formula che piace sempre di più. Lo rivela un sondaggio di eDreams. Se prima del Covid solo il 7% si dichiarava pronto a partire in solitaria, oggi gli italiani sembrano essere tra i più inclini a questo approccio.
Perché viaggiare da soli?
In Italia, oggi, il primo motivo per cui si sceglierebbe di viaggiare da soli è la libertà di movimento: lo afferma il 42% degli intervistati, il dato più alto a livello internazionale. Seguono il desiderio di conoscersi meglio e la mancanza di disponibilità di amici o familiari, entrambi al 25%, mentre il 21% partirebbe da solo per incontrare nuove persone e il 18% per sperimentare qualcosa di nuovo.
Quando si tratta di preparare il viaggio, gli italiani dimostrano concretezza: il 36% considera essenziale pianificare in anticipo, tra Gps, mappe, biglietti acquistati prima della partenza e app per le varie attività. Il 28% dei connazionali mette invece al primo posto la sicurezza, con kit di primo soccorso, assicurazioni, contatti di emergenza a portata di mano, mentre il 21% privilegia il comfort.
Guardando ai benefici, il 38% degli intervistati ritiene che viaggiare da soli possa migliorare l’autosufficienza, il 32% associa questa scelta a una maggiore apertura verso nuove culture e modi di pensare, il 27% alla possibilità di schiarirsi le idee e a una visione più chiara dei propri obiettivi personali, e il 23% all’entrare più in sintonia con il mondo.
Viaggiatori e viaggiatrici
I dati sulle preferenze di genere raccontano due modi diversi di interpretare il viaggio in solitaria. Gli uomini, infatti, sono più propensi a partire da soli per godere della massima libertà di movimento (45% delle risposte rispetto al 39% delle viaggiatrici) e mostrano una maggiore inclinazione a considerare questa esperienza un’occasione per conoscere persone nuove (23% delle preferenze rispetto al 18% delle donne).
Le viaggiatrici italiane, invece, si distinguono per una maggiore attenzione alla dimensione personale del viaggio: il 20% lo sceglierebbe per sperimentare, contro il 17% degli uomini, e il 41% ritiene che possa rafforzare l’autosufficienza, rispetto al 36% della controparte maschile. Le donne sono inoltre più orientate a partire da sole per schiarirsi le idee (28% contro il 25% del campione maschile). Nella scelta di questo tipo di esperienza sono anche più attente alla sicurezza (il 32% la considera una priorità rispetto al 23% dei viaggiatori) e più portate alla pianificazione (37% rispetto al 35% degli uomini).
Il viaggio cambia con l’età
Anche l’età incide sul modo di concepire una partenza in solitaria. Tra i 18 e i 24 anni, il 74% dei viaggiatori ritiene che sia un’occasione per scoprire di stare bene con sé stessi e di saper gestire ogni situazione. I più giovani, inoltre, sono anche i più sensibili agli aspetti legati alla sicurezza (43%), e i più inclini ad associare il viaggio in solitaria allo sviluppo del senso di empatia (39%).
Per la fascia 25-34 anni, invece, il 43% considera la pianificazione la conditio sine qua non per un viaggio da soli, mentre il 41% vede in questa esperienza un’occasione per diventare più aperto e flessibile, e il 38% per tornare con le idee più chiare sui propri obiettivi. Tra i 35-44enni e i 45-54enni cresce il peso del comfort nella preparazione al viaggio, indicato dal 26% in entrambe le fasce.
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