Tra falsi miti e caro vita, l’auto torna a essere un bene di lusso

Una nuova ricerca fa chiarezza su alcuni dei “falsi miti” che negli ultimi anni hanno caratterizzato la narrazione sulla mobilità: dal passaggio di massa all’auto elettrica fino alla diffusione su vasta scala di veicoli a basso impatto ambientale da utilizzare in condivisione con altri utenti. Nonostante l’entusiasmo iniziale, questi fenomeni non solo si stanno ridimensionando ma stanno svelando tutti i limiti di qualunque discorso sull’evoluzione della mobilità che non tenga conto dei costi e delle reali necessità dei cittadini.
Falsi miti contro realtà: l’auto privata si conferma il mezzo preferito dagli utenti
In Italia, la mobilità quotidiana continua a ruotare attorno all’auto privata, con oltre il 75% degli utenti che ne fa un uso ricorrente, mentre car sharing, bike sharing, monopattini e taxi rimangono soluzioni di nicchia, utilizzate in modo soprattutto occasionale e da una quota limitata della popolazione. La promessa di una “nuova mobilità di massa” fatta di 100% auto elettriche, monopattini per tutti, car sharing al posto dell’auto privata si è scontrata negli ultimi anni con la realtà.
A rivelarla è la ricerca “Il futuro sbagliato della mobilità. Rimettere il cliente al volante del settore per evitare l’uscita di strada”, realizzata e Bain & Company e dall’Aniasa, l’Associazione Nazionale Industria dell’Autonoleggio, della Sharing mobility e dell’Automotive digitale.
In sintesi, in Italia l’auto privata mantiene il suo ruolo centrale mentre le nuove forme di mobilità condivisa vengono utilizzata da una minoranza della popolazione. L’elettrico cresce invece a singhiozzo, guidato da incentivi temporanei e campagne commerciali più che dalla domanda dei consumatori.
Auto elettrica: transizione al rallentatore
Lo studio mostra come molti dei trend più raccontati degli ultimi vent’anni non si siano tradotti in realtà. Sul fronte del passaggio all’auto ad alimentazione elettrica, la ricerca evidenzia una transizione più fragile del previsto. A livello europeo, dopo anni di target normativi molto ambiziosi, gli analisti reputano probabile su uno scenario in cui le auto BEV si assesteranno intorno a una quota del 30% del mercato complessivo al 2030, mentre diversi Paesi stanno iniziando a rivedere e a rinviare il divieto per i motori termici alla luce delle difficoltà industriali e della domanda reale da parte dei consumatori.
In Italia nel 2025 le BEV rappresentavano tra il 5% e il 7% delle immatricolazioni, distribuite in maniera abbastanza omogenea tra Nord, Centro e Sud. Nel primo trimestre 2026 si è registrata una forte discontinuità: la quota di veicoli elettrificati (BEV+PHEV) è salita all’8% del totale a livello Paese, ma soprattutto il Sud è volato al 15,4% del mercato complessivo.
Un’analisi per provincia mostra però che circa metà di questa quota è riconducibile ad un solo brand, protagonista di una campagna straordinaria sulla citycar elettrica offerta a meno di 5.000 euro, resa possibile dalla combinazione tra forti incentivi statali e condizioni promozionali temporanee.
Al netto di questo effetto, la penetrazione dell’elettrico torna su livelli molto più vicini ai valori storici, confermando come il mercato risponda soprattutto a promozioni e incentivi “a tempo” e molto meno a una domanda strutturalmente convinta.
Prezzi alle stelle, ma redditi fermi: l’auto nuova costituisce un lusso
La ricerca ANIASA–Bain mette al centro anche il tema della sostenibilità economica dell’auto. Dal 2013 al 2024 il prezzo medio delle vetture nuove in Italia (a cui vanno a sommarsi nella quotidianità i costi per la manutenzione, l’alimentazione e la polizza Rc Auto) è cresciuto di oltre il 50%, spinto da inflazione, carenza di semiconduttori e spostamento verso segmenti più alti, mentre il reddito familiare netto è aumentato molto meno (+29%). Di conseguenza, è cresciuto il divario tra capacità di spesa e costo d’acquisto.
Il risultato è che sempre più famiglie rinviano l’acquisto di un’auto nuova o ripiegano sull’usato, mentre anche l’accesso ai modelli elettrici – tipicamente più costosi – si concentra nelle aree e nelle fasce di reddito più alte. A livello europeo, la correlazione tra PIL pro capite e quota di auto elettrificate supera l’80%, segno che l’adozione dell’elettrico segue più la ricchezza dei Paesi che gli obiettivi delle normative; in Italia lo stesso legame si osserva tra PIL regionale e diffusione di BEV e PHEV.
Monopattini: dalla deregulation all’obbligo di targa
Anche le nuove soluzioni di micromobilità e condivisione mostrano un forte scarto tra quelle che erano le aspettative e la realtà degli spostamenti in città. Il monopattino elettrico, introdotto nel 2019 e inizialmente sostenuto da bonus e incentivi, ha vissuto una breve stagione di espansione seguita da una flessione del parco circolante negli ultimi tre anni, anche per effetto dell’approvazione di regole su assicurazione, targa e aree di utilizzo. Nel frattempo, gli incidenti con monopattino sono quasi raddoppiati tra il 2021 e il 2024, mentre in molte capitali europee – da Parigi a Madrid, da Berlino a Bruxelles – si è assistito a un giro di vite su flotte, autorizzazioni e servizi in sharing, con una riduzione significativa dei mezzi in circolazione. Il car sharing, nato per sostituire l’auto privata, ha invece dovuto “cambiare pelle” avvicinandosi al modello del Rent-a-Car a causa di fenomeni quali furti, multe, truffe e un uso poco corretto da parte degli utenti.
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