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Telo mare sul sedile? Rischio multa e risarcimento ridotto

Pubblicato il 21-08-2026 | Aggiornato il 21-08-2026 | 2 min di lettura | Pubblicato daRedazione Assicurazione.it
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Lo fanno in tanti: dopo una giornata in spiaggia, si distende un telo mare sul sedile dell’auto poco prima di iniziare a guidare. Ripara dal caldo, evita di spargere sabbia ovunque e di bagnare la seduta. Attenzione però: si rischia la multa e un possibile taglio al risarcimento assicurativo in caso di incidente.

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Il telo mare è sicuro?

Anche se il Codice della strada non vieta esplicitamente di guidare con un telo mare a coprire il sedile, gli esperti legali di Brocardi.it hanno studiato la casistica, raccomandando (quantomeno) prudenza.

Il tema di base, al di là di multe e indennizzi, è la sicurezza. Il telo mare potrebbe infatti rendere la posizione meno stabile. Il corpo del guidatore potrebbe scivolare in avanti e verso il basso, “sgusciando” dalle cinture di sicurezza. Queste ultime sono progettate per esercitare, in caso di incidente, una pressione in un punto preciso, all’altezza del bacino. Se la cintura scivolasse verso l’addome, potrebbe fare maggiori danni in caso di impatto.

C’è, inoltre, una possibile interferenza tecnologica: il telo mare potrebbe – nelle auto che ne sono dotate – rendere meno efficaci i sensori che rilevano il peso di guidatore e passeggeri, regolando l’apertura dell’airbag.  

Perché si rischia la multa?

Al rischio sicurezza si lega quello di multe e risarcimenti ridotti. Pur non essendoci un divieto netto, secondo l’articolo pubblicato su Brocardi.it, il telo mare sul sedile potrebbe rientrare nella violazione dell’articolo 141, “che impone al conducente di mantenere sempre il controllo del veicolo e di adottare comportamenti compatibili con la sicurezza propria e altrui”.

Perché il risarcimento può essere ridotto?

Tema indennizzo: se periti e medici appurassero che al danno subito abbia concorso la scorretta posizione della cintura (e il telo mare), potrebbe essere applicato l’articolo 1227 del Codice civile, ossia il cosiddetto “concorso di colpa del danneggiato”. In sostanza: in un sinistro, la vittima ha ragione ma ha assunto un comportamento che ha aggravato il danno. Avrà quindi diritto al risarcimento, ma con entità ridotta.

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