Saccheggi e danni ai negozi: chi paga?

Nelle ultime settimane, in diverse città ci sono state proteste, manifestazioni e atti di vandalismo. Ma cosa succede e chi paga quando di mezzo ci vanno le vetrine dei negozi o i dehor dei ristoranti? La risposta non è così semplice. Un articolo del Corriere della Sera ha raccolto le diverse casistiche, che spaziano dalle coperture assicurative alle cause civili.
Come funzionano le assicurazioni
Iniziamo dalla via più semplice: spesso a pagare sono le assicurazioni, anche se dipende dall’ampiezza della polizza. Per ricevere i risarcimenti, non basta la tutela contro generici “atti vandalici” ma è necessaria quella che includa (in modo esplicito) danneggiamenti avvenuti durante manifestazioni violente, sommosse o disordini collettivi.
Si tratta, in ogni caso, di coperture che non riguardano tutto. Per dehors e beni all’aperto, ad esempio, ci sono clausole di esclusione o massimali più bassi. Discorso simile per i graffiti. E nei casi in cui - come successo a Milano – i negozi vengono saccheggiati, chi paga per la merce rubata? Anche in questo caso, serve una copertura sui furti legati a queste circostanze specifiche. Potrebbe quindi non bastare avere una semplice polizza sui furti.
I risarcimenti senza assicurazione
La strada di chi non ha un’assicurazione diventa molto più impervia, perché i risarcimenti passano dai tribunali. I tempi si allungano (con contenziosi che possono durare anni) e aumenta anche il margine d’incertezza, perché vanno dimostrati il danno, il suo collegamento con l’episodio in questione e la responsabilità personale di un individuo.
A decidere, naturalmente, devono essere i giudici in sede civile. E poi (elemento niente affatto secondario) va accertata la solvibilità degli imputati. Cioè se hanno patrimoni (denaro, auto, case) che permettano di risarcire i danneggiati.
Il decreto sicurezza, con la possibilità di ricorrere a un decreto ingiuntivo, potrebbe accelerare i tempi, ma non garantisce i risarcimenti, per i quali va comunque riconosciuta una responsabilità diretta, anche quando si tratta di minori. Sia perché possono rispondere i genitori, sia perché avere meno di 18 anni non rappresenta una protezione automatica. Ciò che conta è la capacità di intendere e di volere, che non coincide necessariamente con la maggiore età.
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