Prezzi, consumi, vendite: la mobilità elettrica nel 2035

La transizione, finalmente, avanza. Ma deve farlo più in fretta. Nel primo trimestre del 2026, la quota delle immatricolazioni elettriche in Italia è stata dell’8%, contro una media europea del 20%. Ma cosa succederà da qui al 2035? Ha provato a dare una risposta il “Libro Bianco sulla mobilità elettrica” di Motus-E.
I due scenari
Le variabili sono tante: commerciali, normative, tecnologiche. Ecco perché l’analisi traccia due scenari: uno conservativo e uno accelerato. Il primo vede circolare in Italia, nel 2035, 4,6 milioni di veicoli elettrici e 3,2 milioni di ibridi plug-in. I punti di ricarica sarebbero 133.000, cui se ne affiancherebbero altri 3,3 milioni in ambito domestico e aziendale.
Lo scenario accelerato emergerebbe in caso di “incentivo strutturale rivolto ai cittadini per l’acquisto dei veicoli elettrici e plug-in, un mandato 100% a zero emissioni allo scarico per le flotte aziendali, il potenziamento dei fondi per l’elettrificazione dei veicoli commerciali e pesanti e la disponibilità di finanziamenti Ue per l’infrastruttura di ricarica a uso pubblico”. L’insieme di questi fattori farebbe guadagnare all’Italia – stima Motus-E – 3 anni di tempo. Nel 2035 circolerebbero quindi 6,8 milioni di veicoli elettrici e 2,4 milioni di ibridi plug-in, con 164.000 punti di ricarica a uso pubblico e 3,5 milioni in case e imprese.
Se il parco circolante elettrico arrivasse al 10%-15% delle vetture su strada, si potrebbero risparmiare tra le 3,5 e le 5 mega tonnellate di petrolio, pari a 34-41 milioni di barili all'anno, cioè quasi un mese di consumo in meno.
Prezzi e costi in calo
Dal mercato, spiega Motus-E, arrivano alcuni segnali, non sufficienti ma positivi. Nel 2025 il prezzo medio delle elettriche in Ue è sceso del 4% rispetto al 2024, trainato soprattutto dal segmento B, cioè le utilitarie (-13%).
In Italia, il primo trimestre 2026 ha evidenziato l’esistenza di “una domanda latente di veicoli accessibili”. L'Ecobonus e l'ingresso di nuove vetture sotto i 25.000 euro hanno infatti innescato una crescita vigorosa nel Sud (+191,6%) e nelle Isole (+284,3%).
Il costo di listino più basso permette di ridurre ulteriormente il cosiddetto Total cost ownership, ossia l’insieme dei costi che un automobilista affronta quando possiede un’auto. Tra carburante, minore manutenzione e altri vantaggi su bollo e assicurazione, i veicoli passeggeri assorbono il costo medio di vendita più alto e diventano più conveniente già dopo 4 anni e 60.000 chilometri.
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