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Previsioni Istat: sempre meno residenti in Italia e sempre più anziani

Pubblicato il 09-09-2026 | Aggiornato il 09-09-2026 | 4 min di lettura | Pubblicato daRedazione Assicurazione.it
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La popolazione italiana continuerà a diminuire e a invecchiare almeno fino al 2080. Le nuove previsioni demografiche Istat delineano senza grandi sorprese un’Italia con meno residenti, una quota crescente di anziani, nuclei familiari più piccoli e una progressiva riduzione della popolazione in età lavorativa. Si tratta di un quadro preoccupante e di cui il Legislatore dovrà tener conto nel valutare sia eventuali riforme della previdenza, sia un incremento della spesa pubblica per i servizi di assistenza sul territorio.

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Popolazione sotto 46 milioni nel 2080

Secondo uno degli scenari formulati dall’Istat, la popolazione residente potrebbe passare da 58,9 milioni al 1° gennaio 2025 a 58,7 milioni nel 2030, 55 milioni nel 2050 e 45,8 milioni nel 2080. In pratica potrebbe verificarsi una riduzione di oltre 13 milioni di residenti nell’arco di 55 anni, di cui circa 4 milioni entro il 2050.

Il calo sarebbe inizialmente limitato, con un tasso medio annuo del -0,1% tra 2025 e 2030, per poi salire al -0,3% nel 2030-2050 e allo 0,6% nel trentennio successivo.

Secondo l’Istat le nascite dovrebbero mantenersi intorno a 355 mila l’anno fino al 2030, per poi ridursi a 335 mila nel 2050 e a 281 mila nel 2080. I decessi salirebbero invece da 652 mila nel 2025 a 708 mila nel 2030, fino a raggiungere un massimo di 869 mila nel 2058.

Il saldo naturale passerebbe da -296 mila persone nel 2025 a -353 mila nel 2030, fino a un picco negativo di -570 mila nel 2059. Anche negli scenari più favorevoli, le nascite quindi non andrebbero a compensare i decessi. L’effetto complessivo dei movimenti migratori, stando alle normative attuali, non andrebbe a bilanciare questi numeri in calo: si passerebbe infatti da circa 296 mila persone nel 2025 a 247 mila nel 2030 e a 204 mila nel 2050, per poi risalire a 221 mila nel 2080.  

Invecchiamento e non autosufficienza dei grandi anziani

L’invecchiamento della popolazione appare come una tendenza irreversibile per effetto dell’ingresso nelle età anziane delle generazioni del baby boom. L’età media della popolazione crescerebbe da 46,9 anni nel 2025 a 48 anni nel 2030, superando i 51 anni nel 2050 e raggiungendo 52,1 anni nel 2080. La quota di popolazione con almeno 65 anni salirebbe dal 24,7% al 27,2% già entro il 2030, al 34,5% nel 2050 e al 36,8% nel 2080.

Parallelamente, la componente in età 15-64 anni scenderebbe dal 63,4% della popolazione nel 2025 al 62,1% nel 2030, al 55,3% nel 2050 e al 53,2% nel 2080. I giovani fino a 14 anni passerebbero dall’11,9% al 10,7% nel 2030, per mantenersi intorno al 10% nel lungo periodo.

Particolarmente significativa è la crescita dei grandi anziani. La quota di persone di 85 anni e oltre salirebbe dal 4,1% nel 2025 al 4,4% nel 2030, superando il 7% nel 2050 e raggiungendo l’8,4% nel 2080. L’espansione di questa fascia di età è destinata ad aumentare il bisogno di servizi sociosanitari e assistenziali: una situazione che potrebbe comportare sia un aumento della pressione sul sistema sanitario pubblico, sia a un aumento della sottoscrizione di polizze salute da parte delle famiglie.

Famiglie sempre più piccole e persone sole

Il numero delle famiglie secondo l’Istat dovrebbe crescere inizialmente da 26,7 milioni nel 2025 fino a un massimo di 27,9 milioni nel 2043, per poi ridursi a 27,6 milioni nel 2050. L’aumento complessivo nel periodo sarebbe del 3,5%, nonostante il calo della popolazione, per effetto della riduzione della dimensione media dei nuclei: in pratica si passerebbe da 2,20 componenti nel 2025 a 1,98 nel 2050. Le famiglie che l’Istat definisce senza nucleo — ossia senza coppia né relazione genitore-figlio — salirebbero da 10,7 a 12,3 milioni, raggiungendo il 44,7% del totale, rispetto al 40% del 2025. Le famiglie con almeno un nucleo scenderebbero invece da 16 milioni a 15,3 milioni.

Le persone che vivono sole passerebbero da 10 milioni a 11,6 milioni tra 2025 e 2050, dal 37,5% al ​​42% delle famiglie. L’incremento riguarderebbe soprattutto le donne sole, da 5,3 a 6,3 milioni, contro una crescita da 4,7 a 5,2 milioni per gli uomini.

Il dato più rilevante è la composizione per età di questa popolazione. Le persone sole con almeno 65 anni aumenterebbero da 4,6 milioni nel 2025 a 6,6 milioni nel 2050, arrivando a rappresentare il 57% di tutti gli individui soli. Gli ultrasettantacinquenni che vivono da soli raggiungono 4,7 milioni nel 2050, 1,7 milioni in più rispetto al 2025; di questi, 3,4 milioni sarebbero donne.

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