Motus-E chiede la pianificazione per la mobilità elettrica
3 mar 2026 | 3 min di lettura | Pubblicato da Redazione Assicurazione.it

La filiera italiana della mobilità elettrica chiede ai Comuni un cambio di passo per contribuire a centrare gli obiettivi nazionali di decarbonizzazione e di miglioramento della qualità dell’aria "valorizzando il ruolo dei territori come stimolo per l’innovazione e garante della sostenibilità sociale della transizione". La questione è oggetto di una lettera aperta inviata al presidente dell’Anci Gaetano Manfredi da Motus-E, la prima associazione in Italia costituita da operatori industriali, filiera automobile, mondo accademico e movimenti di opinione per fare sistema e accelerare il cambiamento verso la mobilità elettrica. Un deciso passo avanti che, pur non intaccando annosi problemi tariffari cone quello dell'RC auto, tuttavia si pone cone centrale in una visione globale del tema mobilità.
Occorre una "visione sistemica"
Prendendo le mosse dalla proposta di Roma Capitale di introdurre anche per i veicoli elettrici un onere annuale per l’accesso alle ZTL, accolta con "sgomento e profonda preoccupazione", Motus-E chiede nella missiva di ripristinare una "visione sistemica" considerata essenziale per mantenere l’Italia al passo degli altri grandi mercati auto europei.
Caso Roma: decisione penalizzante
"L’incertezza normativa derivante da simili provvedimenti - si legge nella lettera a proposito della discussa determinazione capitolina - penalizza in primis l’utenza privata, ma anche le imprese che hanno investito nel rinnovo delle flotte e nelle installazioni di colonnine di ricarica pubbliche". La decisione del Comune, prosegue la lettera, "annunciata senza un preventivo coordinamento e confronto con gli attori della filiera", rischia di "incrinare il rapporto di fiducia con quei cittadini che, incoraggiati dalle politiche nazionali e locali, hanno compiuto un investimento importante per il rinnovo del parco circolante".
Applicare "logiche di gradualità"
Del resto, prosegue la lettera, "in un contesto in cui la mobilità elettrica rappresenta ancora meno dell’1,5% del parco circolante della Città Metropolitana di Roma, appare prematuro e contraddittorio intervenire con un misura di tale portata". Secondo Motus-E, risulterebbe "più efficace privilegiare tempistiche più dilatate e l'adozione di logiche di gradualità, prevedendo un periodo transitorio e una modulazione del contributo sulla base degli accessi effettivi, supportata da un monitoraggio dei flussi e da una valutazione periodica degli impatti".
Cambio di passo
Il caso di Roma, secondo Motus-E, si inserisce in un quadro in cui "la collaborazione tra operatori economici e amministrazioni locali necessita di un deciso cambio di passo verso la semplificazione e l'armonizzazione delle procedure". Un cambio di passo testimoniato dalla "eterogeneità dei processi autorizzativi, l’applicazione di oneri tributari insensati quali TARI o canoni pubblicitari sulle infrastrutture di ricarica, e una diffusa difficoltà nella tutela degli stalli destinati al servizio, spesso occupati abusivamente senza alcun intervento da parte della Polizia Locale o soggetti a vandalismi".
Programmazione strutturata
"È fondamentale - scrive Motus-E - che il dialogo con i Comuni si sposti su un piano di programmazione strutturata, che sappia coniugare la riduzione della congestione con la tutela della qualità dell'aria e l'abbattimento dell'inquinamento acustico, obiettivi in cui il vettore elettrico è un alleato insostituibile". Secondo l'associazione "solo attraverso un confronto costruttivo e una reale armonizzazione delle regole potremo garantire l'efficienza del sistema e assicurare ai cittadini che la transizione energetica sia un percorso di opportunità, crescita occupazionale e miglioramento della vita urbana".
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