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Cyber attacchi, le assicurazioni coprono il 90% dei danni

Pubblicato il 12-08-2026 | Aggiornato il 12-08-2026 | 2 min di lettura | Pubblicato daRedazione Assicurazione.it
Truffa c Minerva Studio

Nel mondo della cybersicurezza, è impossibile azzerare il rischio. Ma è possibile neutralizzare buona parte dei danni. Lo afferma il rapporto “Cyber claims in focus – getting value from cyber insurance”, pubblicato da Willis Towers Watson: le polizze assicurative riescono a coprire, in media, il 95% delle perdite legate alla violazione dei dati e circa il 90% dei danni accusati dalla società assicurata. Lo studio ha analizzato 5.500 sinistri informatici in 95 Paesi, tra il 2013 e il 2026, che hanno generato circa 1 miliardo di dollari di indennizzi.

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Dati, riscatti e blocchi

I data breach – cioè, appunto, la violazione dei dati – sono l’incidente più frequente. I ransomware – cioè le attività che penetrano in una rete e la prendono in ostaggio per richiedere un riscatto – sono invece le offensive che hanno un impatto economico più pesante.

Nella maggior parte dei casi, i ransomware sono dannosi perché puntano direttamente alle aziende. Gli attacchi, in sostanza, sono meno, ma puntano al bersaglio grosso, facendo spesso centro e gravando le imprese di costi notevoli: la richiesta di riscatto media ammonta a 3,8 milioni di dollari, con pagamenti effettivi di circa 1,5 milioni.

Ma il danno non è solo nell’eventuale riscatto. Anzi, in molti casi è il meno. Anche le imprese che decidono di non pagare (un’azione consigliata dagli esperti, anche perché la liberazione successiva al pagamento non è certa) vanno incontro a costi collaterali, come il furto di dati o il blocco dell’operatività aziendale. Secondo il report, infatti, un attacco ransomware implica in media 25 giorni di interruzione operativa, con perdite medie di 5,3 milioni di dollari, che in casi estremi possono arrivare oltre i 500 milioni.

L’effetto cascata

Un altro tema legato ai rischi informatici dipende dalla difficoltà di salvaguardare il perimetro. Se un’impresa ha un magazzino, l’area e i punti di accesso da presidiare sono chiari. Nel mondo cyber non funziona così.

I punti di accesso sono molti di più e molto meno definiti. Dipendono dalle regole e dalle protezioni adottate dalle aziende, ma anche dalle azioni concrete di ogni singolo dipendente. E poi ci sono le terze parti: ossia partner collegati con le imprese. È quindi possibile che da una piccola falla originata da venditori o fornitori si inneschi un effetto cascata lungo tutta la filiera. Risultato: quasi la metà delle compromissioni di dati e il 29% delle perdite delle imprese assicurate deriva da terze parti.

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