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Autovelox: cosa cambia per ricorsi e multe

Pubblicato il 25-06-2026 | Aggiornato il 25-06-2026 | 2 min di lettura | Pubblicato daRedazione Assicurazione.it
autovelox

Il 9 giugno, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini ha firmato il “decreto autovelox”. La norma definisce in modo più preciso le procedure di omologazione, verifica e taratura dei dispositivi. L’obiettivo è dare maggiori certezze legali, in risposta all’ondata di ricorsi che va avanti dal 2024.

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Da dove nascono i ricorsi

Tutto nasce da una questione terminologica, che in ambito normativo non è proprio un dettaglio. Per anni, “approvazione” e “omologazione” degli autovelox sono stati sinonimi. Nel 2024, però, la Cassazione ha sancito che l’omologazione implica procedure di verifica più rigorose.

Da lì, sono scattati i ricorsi, per annullare le multe per eccesso di velocità (che oltre alla sanzione pecuniaria diretta contribuiscono ad aumentare il premio assicurativo) comminate tramite rilievi di dispositivi “approvati”, ritenuti meno attendibili. In sostanza, l’incertezza normativa ha causato una valanga di reclami, di annullamenti e di sospensioni.

Le nuove regole

Il decreto abolisce di fatto le approvazioni. In futuro, ci saranno solo autovelox omologati. Come? Il produttore deve presentare al ministero un prototipo, assieme a manuali d’uso e software. Il ministero lo esaminerà e raccoglierà tutte le informazioni più importanti in una sorta di “carta d’identità” dell’autovelox. Dopo l’omologazione, ogni pezzo dovrà essere tarato, non solo all’uscita dalla fabbrica ma almeno una volta l’anno.

Vengono poi introdotte delle “verifiche di funzionalità”: la Polizia accerterà che il dispositivo funzioni in modo corretto. Cioè se, anche in condizioni difficili come nebbia e pioggia intensa, abbia un tasso di errore inferiore al 5%.  

Il decreto, così configurato, implicherebbe lo spegnimento immediato di migliaia di autovelox. Per evitarlo, il ministero ha introdotto un regime transitorio, che trasforma 24 modelli approvati e oggi operativi in omologati.  

Ricorsi finiti?

Basterà per fermare i ricorsi? Innanzitutto, va ricordato che l’applicazione non è retroattiva. Gli automobilisti continueranno quindi a impugnare le multe comminate prima dell’entrata in vigore del decreto.

Ma c’è un altro fronte aperto. Senza dubbio, la norma fissa regole più nette rispetto al passato, ma impone procedure estremamente dettagliate. È quindi possibile che si provi comunque la strada del ricorso per spulciare la documentazione dei singoli autovelox, in cerca di mancanze che invaliderebbero l’omologazione e - di conseguenza – la sanzione.

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