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Salute: italiani preoccupati per il rientro al lavoro

Si richiede alle aziende la possibilità di fare test e tamponi

10 settembre 2020
Salute: italiani preoccupati per il rientro al lavoro

Finite le vacanze estive, è tempo di fare ritorno a scuola e al lavoro. Per molti italiani non sarà un rientro semplice: non solo aumentano le preoccupazioni per il mantenimento del posto di lavoro per i lavoratori in casa integrazione, ma cresce anche il disagio di chi un’occupazione ce l’ha a causa del perdurare dei rischi di contagio da Covid 19.

Secondo l’ultimo Osservatorio Nomisma “The World After Lockdown” che monitora le reazioni degli italiani al lockdown, commissionato da UniSalute, per un lavoratore su tre (32%), tra quelli che hanno fatto ritorno al luogo di lavoro, il rientro è stato fonte di sentimenti negativi, in particolare di “paura e spaesamento”.

La preoccupazione è la stessa anche tra coloro lavorano esclusivamente da casa in telelavoro o smartworking: per il 46% di questi, infatti, l’idea del rientro è causa di timori. Da un lato vi è il timore che i colleghi non rispettino i protocolli di sicurezza (45%), dall’altro quello di essere contagiati mentre ci si reca al lavoro (31%).

Nonostante vi siano già in commercio polizze salute specifiche per il Covid 19, che prevedono indennità causa quarantena obbligatoria e indennità post terapia intensiva per convalescenza, molti italiani chiedono che siano le aziende in primis a garantire alcune misure.

Oltre alla garanzia del rispetto dei protocolli nazionali di sicurezza (68%), più della metà dei lavoratori italiani (58%) chiede che sia fornita la possibilità di eseguire in tempi rapidi il test sierologico. Una percentuale simile (57%) vorrebbe usufruire di iter semplici per effettuare i tamponi. Il 46% degli intervistati pensa che dovrebbe essere messo a disposizione dei lavoratori un servizio di teleconsulto medico per poter ricevere chiarimenti e consigli sul Covid-19, mentre il 43% si sofferma sull’importanza di accedere al servizio di consegna a domicilio dei farmaci in caso di malattia.

Tra i desideri dei lavoratori e i provvedimenti già adottati dalle aziende però lo scarto è ancora ampio: secondo quanto emerge dalla ricerca di Nomisma solo 1 lavoratore su 4 (27%) è occupato in un’azienda che ha offerto la possibilità di eseguire il test sierologico in tempi rapidi. Percentuale analoga (26%) per quanto riguarda la somministrazione dei tamponi diagnostici. Il dato non migliora quando si parla di videoconsulto e teleconsulto medico in ambito Covid-19 che sono stati garantiti rispettivamente al 21% e 20% del campione, mentre solo un lavoratore su cinque (19%) dichiara di avere la possibilità di accedere a servizi di consegna domiciliare dei farmaci.

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