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La rivoluzione dell'auto parte dai Paesi Bric

La domanda di veicoli cala nei Paesi industrializzati

2 novembre 2018
La rivoluzione dell'auto parte dai Paesi Bric

Il mondo dell'auto cambia e la rivoluzione è di quelle epocali. Non stiamo parlando di tariffe come l'RC auto o altro. Stiamo parlando dell'auto come mezzo di locomozione. Lo dice una ricerca sull'industria autoveicolistica nel mondo curata dall’Area studi e statistiche Anfia, la domanda di auto cambia radicalmente: cala nei Paesi industrializzati anche se aumenta a livello globale. Negli ultimi dieci anni, infatti, ossia dal 2007, la richiesta globale di autoveicoli è salita del 35%, passando da 72 milioni a 97 milioni di unità. 

Scende la domanda di auto nei Paesi industrializzati, sale nei Bric. Quello che si è modificato tantissimo, a parte l'allarme ambientale, è la domanda: i Paesi industrializzati, cioè le aree storiche di produzione come Ue, Stati Uniti, Canada e Giappone, si sono visti ridurre del 14% il peso dei loro mercati, passando dal 57% al 43%, mentre i paesi Bric, ossia Brasile, Russia, India e Cina, dal 2007 a oggi hanno visto crescere del 129% la domanda di auto, totalizzando tutti assieme il 38% delle vendite mondiali, dal 23% del 2007.

Bric batte resto del mondo. In valore assoluto, dopo il crollo degli anni 2009-2011 a 33 milioni di unità, la domanda di autoveicoli in Europa Occidentale, Stati Uniti, Canada e Giappone, registra oggi lo stesso volume di vendite del 2007: 41 milioni di unità. I Paesi dell’area Bric, invece, dal 2007 al 2014 hanno visto crescere la domanda soprattutto grazie al mercato cinese e indiano, mentre Russia e Brasile assistono dal 2013 al calo delle vendite che, dal 2015 al 2017, hanno raggiunto i 37 milioni di unità.

Quasi 9 milioni di auto elettriche nel 2022. Guardando al futuro, globalmente dovrebbe crescere in maniera esponenziale l’impatto delle auto a basse o a zero emissioni. Secondo PwC, PricewaterhouseCooper, la produzione mondiale di light vehicles, quelli fino a sei tonnellate, sia a batteria che ibridi plug-in, nel 2017 ha già superato le 1,5 milioni di unità e dovrebbe arrivare a 2,78 milioni di unità nel 2018 fino a toccare 8,9 milioni nel 2022.

Auto elettriche, allarme Italia. L'Italia, purtroppo, non è al passo con i tempi. Da noi l’auto a batteria rimane ancora un prodotto di nicchia, visto che nel 2017 ne sono state vendute soltanto 4.827 unità elettriche. La nota lieta è che, solo nel primo semestre 2018, ne sono state immatricolate già 4.129, l'85% in più. La crescita sta coinvolgendo anche le infrastrutture: a fine 2017 c'erano sul territorio italiano 2.750 punti di ricarica pubblici, 750 in più rispetto al 2016 (443, ossia il 16% erano high power) e circa 1.300 colonnine.

L'Italia produce bene ma il parco circolante è troppo vecchio. E se l'Italia resta comunque uno dei paesi più importanti in tema di produzione (il 56% delle vetture prodotte va all'estero, come il 93% dei veicoli industriali tra autocarri e autobus per un export 2017 da 742.418 autoveicoli, +3,6% sul 2016), il parco circolante è affollatissimo ma anziano. A fine 2017, erano registrati al Pra oltre 51 milioni di veicoli: 43,6 milioni di autoveicoli, più 379 mila veicoli trainati e oltre 7 milioni di motocicli, motocarri e quadricicli). Il problema grosso è l'aumento dell'età media, visto che il 55% delle vetture che circolano sulle nostre strade ha più di 10 anni.

Un grido di allarme arriva da Michele Crisci, presidente di Unrae, l'Unione nazionale rappresentanti autoveicoli esteri. “Ci deve essere un cambio di passo da parte dello Stato sugli investimenti in infrastrutture a sostegno della mobilità sostenibile - sottolinea Crisci - Bisogna accelerare perché, ai ritmi odierni, ci vorranno secoli per sostituire il parco auto che circola in Italia. Bisogna partire da un programma di governo e amministrazioni locali in favore delle infrastrutture. Questo non significa soltanto colonnine sulle strade, ma anche punti di ricarica ovunque, dagli hotel ai ristoranti, fino alle case”.
    
 

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