L'auto elettrica non sfonda in Italia

Il contesto economico attuale non aiuta

2 novembre 2022
L'auto elettrica non sfonda in Italia

L’auto elettrica non “spacca”. Sembra così, a guardare i numeri: a ottobre, in Italia, le elettriche pure hanno raggiunto solo il 3,1% delle immatricolazioni. Non è colpa dell'Rc auto, ma la percentuale è bassa e, di fatto, ha dimezzato la quota di mercato di un anno prima.

Secondo i dati, da gennaio 2022 l’incidenza dell’elettrico sulle vendite è calata al 3,6%: il dato è parecchio lontano dagli altri Paesi europei, soprattutto aumenta la distanza dall’obiettivo del 100% full electric fissato dall’Ue per il 2035.

Il gap è dovuto agli incentivi del governo

L’ultimo decreto del ministero dello Sviluppo economico, entrato in vigore nei giorni scorsi, stanzia sussidi pubblici di gran lunga inferiori rispetto ad altri Paesi: per accedervi, poi, il prezzo massimo è fissato a 35 mila euro. E la cosa limita ancora di pià il novero delle elettriche acquistabili.

Unrae, occorre un mercato in buona salute

“È necessario e urgente un piano puntuale su come affrontare la riconversione industriale nel nostro Paese - spiega Michele Crisci, presidente Unrae - La riconversione è possibile soltanto a fronte di un mercato in buona salute e di stimoli per una diffusione accelerata delle vetture a zero emissioni: questo avrà impatti benefici sulla componentistica italiana impiegata massicciamente da tutti i costruttori, sia italiani che esteri”.

La crisi colpisce duro

Il problema è che il contesto economico italiano in questo momento è ben distante dal favorire investimenti come l'auto elettrica. A colpire è la crisi che si abbatte su tutto il mercato: ottobre è stato il terzo mese consecutivo di crescita delle immatricolazioni, in rialzo del 14,6% a 115.827 unità. Eppure, il 2022 dovrebbe chiudersi con 1,3 milioni di auto vendute, volume vicino al minimo storico del 2013.

Nel 2023 mercato auto su del 7,7%

“Stagnazione economica ed effetti della recessione tecnica a inizio anno andranno a deprimere i risultati del 2023, che dovrebbero rimanere su un volume sottotono, stimato in 1,4 milioni di unità, il 7,7% in più rispetto al 2022”, dice ancora Crisci.

Un livello giudicato “assolutamente insufficiente per soddisfare la domanda di sostituzione del parco circolante italiano che sfiora i 40 milioni di auto”, sostiene Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor.

Difficile l'inversione di tendenza

Secondo Quagliano, negli ultimi tre mesi è pur vero che si sono leggermente allentate le tensioni sull’offerta, cosa che ha consentito alle case di soddisfare più domanda. Un fattore positivo, certo, ma, dice Quagliano, è difficile stabilire se un segnale positivo rappresenti un'inversione di tendenza. Per parlare di inversione di tendenza è necessario superare i fattori che frenano gli acquisti di beni durevoli presenti nello scenario italiano e internazionale.

L'autore

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