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Mondo Assicurazioni

Ivass, a dicembre scoperti 26 siti di polizze false

Le società non erano iscritte negli elenchi che autorizzano l'attività assicurativa

6 gennaio 2020
Ivass, a dicembre scoperti 26 siti di polizze false

In un solo mese, l'Ivass ha individuato e bloccato 26 siti che distribuivano false polizze Rc auto. Il 6 dicembre, l'autorità ne ha fermati 12: assicuralatemporanea.com, feniceassicura.it, assicurazioniabaco.it, globaleassicura.it, assicurazionecolombo.it, misterpolizza.com,brokerassicurazioni.net, myassicurazione.net,categoriabreve.eu, onebrokerassicurazioni.it, facileassicura.com e polizzadiretta.eu. Le polizze ricevute dai clienti erano false e veicoli risultavano non assicurati. In questi casi, l'Ivass ha sottolineato che “i pagamenti dei premi effettuati a favore di carte di credito ricaricabili o prepagate” erano “irregolari”. Così come lo erano “i pagamenti effettuati a favore di persone o società” perché “non iscritte negli elenchi” che autorizzano l'attività assicurativa. Pochi giorni dopo, è arrivato il turno di altri 14 siti: agenziaassoitalia.com, broker-assurance.it, assicurazionevera.it, golden-broker.it, assicurazioniitalianeonline.com, insuranceforday.com, assicurazioni-sicure.it, moroassicurazioni.com, assicurazionitempo.it, proiettiassicurazioni.com, assiitaliaveloci.it, semprechiari.it, brokerassurance.it e studiobianchimilano.com.

Visti i 26 casi (seguiti ad altri cinque individuati a novembre), l'Ivass ha colto l'occasione per dare alcuni consigli anti-truffa. L'autorità ha raccomandato “cautela”, soprattutto se si stipulano polizze di breve durata. E consiglia, “prima del pagamento del premio”, di verificare se “i preventivi e i contratti siano riferibili a imprese e intermediari regolarmente autorizzati”. Sì, ma come? Tanto per cominciare, è possibile guardare ad alcune informazioni obbligatorie. Sui siti internet e sui profili social, gli intermediari italiani devono sempre indicare i propri dati identificativi, l’indirizzo della sede, il recapito telefonico, il numero di fax e l’indirizzo di posta elettronica certificata, il numero e la data di iscrizione al Registro unico degli intermediari assicurativi e riassicurativi nonché l’indicazione che l’intermediario è soggetto al controllo dell’Ivass. Gli intermediari dello Spazio Economico Europeo (SEE) abilitatati ad operare in Italia devono riportare, oltre ai dati identificativi, il numero di iscrizione nel Registro dello Stato membro di origine, l’indirizzo di posta elettronica, l’indicazione dell’eventuale sede secondaria e la dichiarazione di abilitazione all’esercizio dell’attività in Italia con l’indicazione dell’Autorità di vigilanza dello Stato membro di origine. Siti, profili e pagine che mancano di queste informazioni, spiega l'autorità, “non sono conformi alla disciplina in tema di intermediazione assicurativa ed espongono il consumatore al rischio di stipulazione di polizze contraffatte”.

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