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Furti d’auto: dopo la pausa del 2020 i ladri tornano in azione

2 auto rubate su 3 non fanno ritorno al legittimo proprietario

14 settembre 2021
 Furti d’auto: dopo la pausa del 2020  i ladri tornano in azione

Con la ripresa delle attività economiche nei primi cinque mesi dell’anno anche i furti d’auto sono tornati a crescere. I “professionisti” del settore sembrano inoltre aver trovato nuovi sistemi per sottrarre i veicoli persino da sotto il naso del legittimo proprietario.

Ma non basta: si assottiglia sempre più la percentuale di recupero delle auto rubate nel nostro Paese (38%). Negli ultimi 10 anni sono stati oltre 1 milione i veicoli rubati di cui si sono completamente perse le tracce, tra questi 682 mila autovetture. Campania, Lazio, Puglia, Sicilia e Lombardia sono le regioni più colpite da questa piaga: in queste cinque regioni si registra l’83% dei furti nazionali.

La Campania ha confermato il triste primato con oltre 19 mila episodi. Nella graduatoria delle Regioni più colpite seguono a distanza Lazio (13.391 furti di autoveicoli), Puglia (12.700), Sicilia (8.498), Lombardia (8.188).

Secondo gli ultimi dati del Ministero, il Lazio, in particolare, tra le Regioni più colpite è quella in cui si recuperano meno veicoli: solo il 28%. Ma la situazione è preoccupante anche in altre aree del Paese se si tiene conto che trascorse le prime 24 ore le percentuali di rintracciare un’auto rubata si riducono al minimo. Un fenomeno che spinge a tutelarsi aggiungendo alla tradizionale polizza Rc auto anche la copertura contro i furti.

Due auto rubate su tre spariscono per sempre

Negli ultimi cinque mesi, con il venir meno delle restrizioni alla circolazione e il ritorno al lavoro in presenza per molti italiani, sono tornati ad aumentare sensibilmente i furti di veicoli: secondo le stime l’impennata sarebbe stata pari al 25%.

Ad affermarlo è il “Dossier sui Furti d’Auto”, elaborato da LoJack Italia, società specializzata nelle soluzioni telematiche per il recupero dei veicoli rubati, che ha analizzato i dati forniti dal Ministero dell’Interno sul 2020.

Nel 2020, in piena pandemia, il fenomeno si era solo temporaneamente arrestato per effetto delle limitazioni alla circolazione: i furti di veicoli si erano fermati a quota 75 mila unità (con una calo del 24% rispetto al 2019). I recuperi di quelle rubate hanno invece registrato una nuova, ulteriore, riduzione del 26%, passando dalle 38 mila dell’anno precedente alle 28 mila del 2020. Un calo che porta la quota degli autoveicoli rubati e poi recuperati al 37%.

I dati sono allarmanti: quasi 2 auto rubate su 3 non fanno ritorno al legittimo proprietario, ma vengono avviate verso mercati esteri (soprattutto Est Europa o Nord Africa) o utilizzate per alimentare il business dei pezzi di ricambio.

Analizzando il trend degli ultimi 10 anni, il dato allarmante riguarda proprio la flotta dei veicoli rubati e mai recuperati: hanno ormai raggiunto 1.005.778 unità. Di questi, 682.805 sono autovetture, la restante parte sono fuoristrada, moto/scooter, veicoli commerciali leggeri e mezzi pesanti.

Le tecniche più avanzate usate dai ladri

Secondo gli esperti LoJack le pratiche tradizionali (rottura del finestrino, forzatura della serratura di portiere o bagagliaio, furto delle chiavi in ristoranti e appartamenti) resistono, ma stanno gradualmente cedendo il passo a nuove modalità hi-tech. Oggi sono due le tecniche più utilizzate nel nostro Paese: il sistema di riprogrammazione della chiave e il cosiddetto “relay attack”.

Il primo si serve della connessione alle porte OBD (diagnostica a bordo) del veicolo e consente al ladro, entrato nell’abitacolo e dotato di un’apposita apparecchiatura, di accedere all’unità di controllo elettronico che contiene le informazioni riservate del transponder e di ottenere una nuova chiave in meno di un minuto e in alcuni casi anche in meno di 15 secondi. Si tratta di una soluzione utilizzata sia sui veicoli che hanno una funzione di smart start, sia su quelli privi di antifurti meccanici tradizionali.

Il relay attack non prevede il contatto fisico con la vettura, ma l’uso di due ripetitori in radiofrequenza, che consentono di far “rimbalzare” la comunicazione tra l’auto e la sua chiave anche quando questa è a distanza. In questo modo il veicolo viene di fatto “ingannato”, facendo risultare la presenza della chiave per la normale procedura di autenticazione, quando in realtà essa è fuori portata.

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