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Quando il divieto di sosta diventa reato

Il divieto di sosta può costare caro

6 gennaio 2017
Quando il divieto di sosta diventa reato

La sanzione commessa più volte dagli automobilisti italiani nel 2016 è stata il divieto di sosta. Questa violazione infatti viene costantemente ravvisata dalle Forze dell’Ordine, soprattutto nelle grandi città dove la mancanza di parcheggi è un problema molto grave per tutti coloro che si spostano abitualmente con la propria vettura. Per circolare con regolarità sulle strade italiane non è solo indispensabile essere in regola con l’Rc Auto ma piuttosto è doveroso per tutti gli automobilisti fare attenzione alle norme del Codice della Strada, per non incappare in sanzioni – anche molto pesanti – o rischiare il ritiro della patente. 
Tra le best practice che gli automobilisti sono tenuti a rispettare c’è, appunto, quella relativa al parcheggio del proprio veicolo. Se infatti non si rispetta l’articolo 158 del Codice della strada che riguarda il divieto di sosta e fermata si è soggetti ad una sanzione amministrativa corrispondente al pagamento di una somma di denaro che va da 40 a 163 euro per i ciclomotori e da 84 a 335 euro per i restanti veicoli. 
Il Codice sottolinea inoltre come la sosta in seconda fila, che spesso e volentieri viene effettuata nelle nostre città, sia sempre vietata, tranne nel caso di veicoli a due ruote ovvero due ciclomotori o due motocicli.

La Corte di Cassazione però, in alcune recenti sentenze emesse, ha associato alla sanzione amministrativa per divieto di sosta anche l’illecito civile o penale. È questo il caso della Corte di Taranto che ha considerato come reato di violenza privata la sosta per ben due giorni di un’automobile davanti ad un garage che impediva al proprietario di poter uscire con la propria auto. Il fatto è stato considerato una privazione della libertà di agire in piena autonomia e si è quindi incorsi in una sanzione ben più pesante della semplice ammenda.
Ancora più grave è risultata essere la posizione dell’automobilista che parcheggiando in seconda fila, ha causato, secondo la Corte di Cassazione, un incidente in cui un automobilista ha perso la vita e quindi è stato addirittura imputato il reato di omicidio colposo.
 

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L'autore

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