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A fine contratto il 15% cambia

Cambio di compagnia, aumentano gli italiani che lo fanno

27 gennaio 2014

Aumenta il numero degli italiani che, a fine contratto cambiano compagnia e approfittano di offerte, convenzioni e sconti. In Italia i cittadini, storicamente poco inclini ad abbandonare il proprio agente assicurativo o la propria società di riferimento, stanno lentamente cambiando atteggiamento. Le motivazioni che li spingono a non cercare nuove offerte potrebbero essere varie: senza dubbio gioca un ruolo fondamentale anche l'abitudine, così come l’età media della popolazione, che è elevata e porta a non avere molta dimestichezza con il web. Sta di fatto che il mercato italiano registra, secondo Giovanni Pitruzzella, presidente dell’Autorità garante per la concorrenza, uno tasso di mobilità degli assicurati inferiore ad un sesto.

Il dato, emerso poche settimane fa durante un' audizione in Commissione Finanze della Camera, va letto anche in riferimento ad altri settori. In cattiva luce rispetto al mercato della telefonia mobile, un po’ meglio se confrontato con settori quali l’energia elettrica e gas dove il tasso è inferiore al 10%.

Il “trasloco” è rigido sia considerando le compagnie fisiche, quelle tradizionali con sportelli e agenti, sia quelle telefoniche, certamente più dinamiche e aggressive a livello promozionale e che, negli ultimi anni, stanno modificando la conformazione del mercato.  Certo, i clienti che si sono votati alla compagnia telefonica mostrano un tasso di mobilità più elevato, ma in valori relativi rappresentano non più del 5% del totale nazionale.

I premi per la rc auto sono caratterizzati anche da un elevato grado di variabilità per profili e province e dall’indagine l’authority sottolinea come i differenziali nei premi corrisposti dagli assicurati sono dell’ordine del 20-30%. Se gli assicurati fossero messi nella condizione di poter comparare in modo semplice le offerte prima di sottoscrivere la polizza e potessero trasferirsi senza costi a un’altra compagnia i risparmi sarebbero considerevoli. Chi, entrato in un negozio, acquisterebbe un prodotto/servizio che nell’esercizio accanto vendono con il 30% di sconto…?

Dalla Bersani a oggi, le spinte alla mobilità

Mobilità, vuol dire maggiore concorrenza tra compagnie e quindi premi che si abbassano, cosa buona e giusta visto che l’rc auto e moto in Italia sono in media più elevati e crescono più velocemente rispetto a quelli dei principali paesi europei. Costano infatti circa il 40% in più e contribuiscono ad ampliare il fenomeno dei mezzi privi di assicurazione, che in questi giorni è stato calcolato in circa 4 milioni di veicoli.

Una prima spinta al cambio di compagnia l’ha dato 7 anni fa il decreto Bersani, che ha permesso di usufruire della classe di merito del capo-famiglia anche da parte degli altri componenti il nucleo famigliare e quindi coprendo, di solito, il neopatentato che altrimenti avrebbe ricominciato dall’ultima classe, con maggiori aggravi in termini di premio. Ma molto c’è da fare in merito alla parità di trattamento dell’assicurato. Da una rilevazione dell’antitrust è emersa la scarsa chiarezza dei contratti e i maggiori aggravi per chi decide di scegliere un’altra compagnia (anziché stendere tappeti rossi ai nuovi clienti…).

Lo stesso Pitruzzella ha azzardato di poter abbandonare le classi di merito così come le abbiamo conosciute fino ad ora e optare per profili di rischio standard, un po’ come avviene nel settore bancario per chi vuole ottenere un finanziamento o per i contratti tipo per i correntisti (giovani, anziani, professionisti, famiglie etc.).

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Il profilo dell'autore

Silvio Nobili

Foggiano, laureato in Giurisprudenza alla Luiss Guido Carli di Roma, avvocato e giornalista, da anni si occupa di questioni legate alla concorrenza, alle Autorità indipendenti e alle novità di internet. Ha lavorato nella redazione di ItaliaOggi e Capital e collaborato con numerose testate tra cui Corriere della sera Magazine, Mf/MilanoFinanza, AffariItaliani.it, ClassCnbc tv, l'Agenzia di stampa Italpress.

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